Roc Sonia

Nata a Catania il 04/06/1975, Roc Sonia ha una passione sfrenata per la lettura dei grandi classici della letteratura e per la scrittura di racconti e romanzi leggeri, che scrive dall'età di quattordici anni.

La caratteristica principale di Sonia è quella di esporre in maniera fresca e leggera i suoi racconti, in modo da rendere la lettura fluida e scorrevole per tutti.

«L'immediatezza del linguaggio è la prima cosa che noto quando leggo un libro. Sono molto esigente a riguardo. In Italia si leggono sempre meno libri. Credo che trovare una soluzione che consenta alla massa di avvicinarsi alla lettura, sia indispensabile. La mia è proprio questa: una forma di esposizione scritta che sia molto simile alla lingua parlata, in modo che chi legge non debba fare grossi sforzi per capire i concetti, e possa sentirsi catapultato fin dalle prime righe nella vita dei personaggi. Mi piace molto il concetto di associare la lettura di un libro alla visione di un film: in questo senso, pertanto, imposto la costruzione dei miei romanzi.»

Qual è il tema predominante di «Un cuore incapace di amare»?

«Il romanzo ruota quasi interamente intorno all'evoluzione psicologica di un ragazzino di appena vent'anni che non trova rimedi validi per affrontare la sua solitudine, la sua inadeguatezza nei confronti della vita che il papà ha scelto per lui; che non è in grado di prendere in mano le redini della sua vita e di cambiarla secondo i suoi desideri. Una commedia elaborata, nella sua semplicità, che a tratti tende a sfociare nel drammatico.»

«Era importante sia riuscire a rendere credibili i disagi di un ragazzo di vent'anni che non è capace di amare, sia riuscire a trasmettere le sue emozioni con un linguaggio semplice, rapido, conciso e immediato. La difficoltà principale di chi si appresta a scrivere un romanzo è proprio questa: puoi avere in testa una bella storia e una capacità incredibile di gestire le parole in un italiano perfetto e ricercato, ma se non sei in grado di far vivere ai lettori i sentimenti e le emozioni dei personaggi, hai concluso ben poco.»